INDIOS
Di fame e di sete, morti son dei bambini.
Ridon di questo solo i loschi fini,
che apportano, ai gracili, la triste morte,
nell’applicar la legge del più forte.
Non più un innocente respiro,
nella foresta soleggiata ammiro.
Non più si coglie un frutto
senza sentir piangere per un lutto.
Ed alle menti spietate e pensose
progettar non rimane che altre cose.
Ma lasciar così devon la fossa
senza toccar, povere, le ossa.
Vicino fioriti son dei giacinti
che gridan pace ed amore per quei vinti.
CHARLES OSCHOV 1982
Nota dell’autore
Ritrovare questo foglio ingiallito tra i quaderni di quando avevo quindici anni è stato come ricevere uno schiaffo dal passato. Scrissi questi versi nel 1982, con la rabbia ingenua ma purissima dell'adolescenza, scosso dalle notizie che arrivavano dall'Amazzonia. Poche e frammentarie perché allora non c’era Internet, non c’erano i cellulari, i pc erano lontani miraggi. Esistevano solo le nostre menti che si incontravano nei cortili dei palazzi. Ma parlare e confrontarci a quattrocchi ci faceva e ci ha fatto crescere.
La vera tragedia, oggi, non è l'aver ritrovato questa poesia, ma il constatare che non ha perso un solo milligrammo della sua urgenza. A distanza di decenni i diritti dei più fragili, in tante e troppe parti del nostro mondo, ed il lutto, macchiano ancora la bellezza di una terra che chiede solo di essere rispettata.
Pubblico queste righe oggi non per nostalgia, ma come testimonianza e promessa: affinché i giacinti della memoria continuino a fiorire e il grido di pace per i vinti di allora, che sono i vinti di oggi, non venga mai dimenticato.